UNO SCOGLIO SOLITARIO DI BAMBU' DIVIDE COREA E GIAPPONE
Un gruppo di scogli che la cartografia coloniale chiamava rocce di Liancourt al centro di una quertelle diplomatica tra Seul e Tokyo.
Gli scogli di Takeshima/Dokdo, una delle più forti ragioni di contrasto fra Corea del Sud e GiapponeI coreani li chiamano Dokdo, I giapponesi Takeshima. E’ un gruppo di scogli che la cartografia coloniale chiamava rocce di Liancourt, luogo che durante l’occupazione militare americana negli anni della guerra del Pacifico e poi nel conflitto di Corea fu considerato strategico. Adesso i tre protagonisti di allora e gli scogli in questione, sono al centro di una querelle diplomatica per cui alcuni sudcoreani si sono pubblicamente tagliati un dito e le bandire di Tokyo, davanti all’ambasciata nipponica a Seul, vengono bruciate assieme a prodotti made in Japan. Questa volta gli americani c’entrano solo di sponda. Ma la querelle, che ha preso i toni di una vera guerra tra i due paesi asiatici, si svolge proprio mentre Condoleeza Rice è in viaggio in Asia orientale, dove Seul e Tokio rappresentano i suoi alleati più fidati e le ultime tappe in agenda prima di una puntata a Pechino.

La storia è antica. Gli scogli solitari (tokto), secondo Seul, e le rocce del bambù (takeshima), secondo Tokio, sono al centro di un contenzioso secolare benché siano davvero solitarie e senza in realtà un filo d’erba. Un mare pescoso e possibili giacimenti di gas rendono però appetibili i 20 ettari di scoglio bagnati dal Mar del Giappone e situati nel braccio di mare che divide i due paesi. Il fatto è che la vera questione è l’orgoglio nazionale già messosi in movimento quando, nel marzo scorso, l’ambasciatore giapponese a Seul aveva definito le isolette “storicamente e legalmente” giapponesi. Per i sudcoreani gli scogli di terra nera sono invece senza dubbio coreani, benché la prefettura di Shimane le abbia incorporate cento anni fa, quando il Giappone si fece strada per annettere la Corea. Problemi in parte da storici, in gran parte da diplomatici. E che rimandano ad altri contenziosi nei mari asiatici: le Spratly, contese tra più nazioni (Cina, Taiwan, Vietnam, Malaysia, Filippine), o le isolette del Borneo disputate tra Kuala Lumpur e Giacarta.

Ma mentre gli storici e i diplomatici dibattono da anni, qualche giorno fa è accaduto il fattaccio che ha dato la stura alle proteste: la decisione della prefettura nipponica di Shimane di dichiarare il 22 febbraio “Takeshima Day”, giornata del bambù, inteso come scoglio. Seul ha chiesto l’immediata revoca dell’ordinanza e, per soprammercato, ha ritirato fuori nuovamente altri vecchi contenziosi: quelli riguardanti il passato coloniale del Sol levante, l’oscura vicenda delle 200mila “donne di conforto” coreane utilizzate per il riposo dei guerrieri nipponici, le compensazioni mai pagate e le scuse mai seriamente porte dal governo di Tokio, nonché la disputa sui libri scolastici giapponesi, ancora pieni, dicono i coreani, di una lettura distorta del passato coloniale del Trono del crisantemo.
Le cose sono precipitate. Ieri il governo giapponese ha reso noto un avvertimento a tutti i turisti nipponici in zona, vista l’alta temperatura raggiunta dalle proteste dei coreani a Seul, mentre tra governo sudcoreano e governo nipponico volavano parole grosse. Gli inviti alla calma, ufficialmente diramati da entrambi i governi, a poco sono serviti.
La vicenda degli scogli non corre forse il rischio di compromettere i rapporti di due paesi che sono in buone relazioni ma certo getta benzina sul fuoco di un mai sopito orgoglio nazionalista che tende ad assumere colorazioni forti. E proprio nell’anno in cui Seul e Tokio dovrebbero celebrare congiuntamente 40 anni di buone relazioni diplomatiche. Una situazione imbarazzante anche per Condoleeza Rice, che viene da una faticosa trattativa con Nuova Delhi e un viaggio in Afghanistan funestato da un attentato dinamitardo proprio mentre un discreto c-130 militare la portava a Kabul.
Giappone e Corea del Sud sono inoltre la pedina chiave dell’Amministrazione in una regione del mondo politicamente in evoluzione: instabile per via delle bizze nordcoreane e in veloce riequilibrio a partire da una volontà di indiani e cinesi, divenuti in tempi recenti, buoni alleati, per contare di più.
Durante l’occupazione americana, quando furono fissate linee di divisone tra i due paesi, le isolette ricaddero sotto l’influenza giapponese ma solo, forse, per una questione di righe tracciate sulle mappe. E negli anni ’50 si beccarono anche qualche bomba. Chissà se qualcuno lo ricorderà a Condy Rice.
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